Lettura e brano musicale: settimana del 6 aprile

Brano musicale: Philip Wesley, Infinite

La stazione eretta, frutto di lenta evoluzione, ha permesso all’uomo di stare davanti al suo simile. Così ha incontrato il volto dell’altro. 

Ma la posizione supina, arresa all’alto, che tiene quando dorme – l’animale si accovaccia –, gli ha permesso addirittura di stare davanti al cielo. E, nell’oscuro abisso senza limiti, ha cominciato a navigare in cerca di un volto misterioso, quello dell’Altro, con il desiderio recondito di poterlo incontrare, o almeno decifrare. Se gli altri, pur diversi, sono suoi simili, c’è forse un volto comune, al quale tutti somigliamo, dal quale veniamo e verso il quale andiamo? 

Questo fu l’inizio del cammino dell’uomo. Da semplice faber, divenne contemplator e viator: un animale che non solo fa, ma anche osserva e va avanti, tentando di capire da dove parte e dove porta il suo fare. 

Nelle veglie insonni a lungo ha scrutato il buio per catturare qualche timido segno che illuminasse il suo breve – ahimè troppo breve! – cammino. Per millenni, prima che i fuochi terrestri offuscassero quelli celesti, ha cercato sopra di sé, per vedere quale fosse il suo destino. La tremula luce della “sua” stella quale via gli indicava per raggiungere la patria del desiderio, la sua casa, forse la stessa dell’Altro, del cui volto gli pare aver intravisto almeno un ammiccare negli infiniti occhi della notte? 

Gli antichi ritenevano che ciascuno nascesse con una sua stella, che con lui si spegneva. Quella di personaggi importanti era una cometa, con coda adeguata! L’uomo da sempre ha cercato di vedere negli astri l’indicazione della traccia che lo portasse a destinazione. Egli infatti abita sempre altrove, ovunque “straniero” (A. Camus), perché estraneo a sé, fino a quando non dimora là dove è nato. 

Ma, contemplando il cielo, non ha perso la terra. Al contrario, ha potuto orientarsi e muoversi su di essa in modo sensato, rendendola abitabile e bella. Lo sguardo verso l’alto ha generato in basso la poesia e l’astronomia, la misura del tempo e dello spazio, la danza e la musica, la liturgia e la matematica. Le cose belle e buone, per i mortali, sono figlie del cielo, stelle fiorite sulla terra. Scienza e arte, filosofia e religione, tutta la cultura viene dalla contemplazione del cielo, suo riflesso sulla terra. 

“Con-siderare”, stare-con-le-stelle, in cerca della propria, è l’origine del pensare e dell’agire umano. Solo quando uno ha trovato la propria stella, “de-sidera”, smette-di-considerare, perché sa la direzione verso cui muoversi. L

’uomo è un animale “eccentrico”: ha il suo centro fuori di sé, che lo sbilancia verso l’oggetto del suo desiderio. Solo lì vive, perché lì sta di casa. Uno abita dove ama, più che dove sta. Per questo continuamente si muove, per giungere là dove il suo cuore già dimora, perché non può vivere senza cuore.

Silvano Fausti. Occasione o tentazione? 

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