Brano musicale: Shivkumar Sharma & Pandit Hariprasad, Peace (Alap)
Se nella tua discesa verso te stesso, dentro te stesso, cerchi di preparare un domani, per te e per gli altri, se cerchi un incontro con Dio, un faccia a faccia, se cerchi uno stato d’animo o di coscienza, un’immagine, un concetto, anche un «centro» che eluderà tutte le immagini e tutti i pensieri in un punto qualunque della tua psiche, non troverai mai te stesso.
Ti troverai soltanto nella perdita totale di te stesso, una perdita così radicale come la perdita dell’uomo che passa attraverso la morte, dell’uomo che non ha nemmeno, per consolarsi o per rinfrancarsi, quei simboli di sopravvivenza che dispensano le religioni, dell’uomo che tuttavia non si pone di fronte alla morte come uno stoico.
La morte è l’abbandono di tutti i «progetti», di tutte le «proiezioni» di te stesso in un avvenire qualsiasi, in un’opera qualsiasi. La morte è l’arresto dell’azione con la quale l’uomo ha identificato il proprio essere. La morte è semplicemente essere, e non più fare o agire.
Quando avrai acconsentito a essere semplicemente, a non cercarti più né nei tuoi sensi, né nel tuo pensiero, né nella tua coscienza, quando avrai accettato di non vivere più questo momento nell’attesa di un domani, di un domani egocentrico, di un domani storico o di un domani escatologico, quando non proietterai più te stesso, soltanto allora sarai.
La saggezza abramica, che sia ebraica, cristiana o musulmana, e al livello più alto di ciascuna delle sue branche, è un «progetto» di salvezza. Essa ha accettato l’irruzione di Yahweh nel «progetto» dell’uomo, che di colpo ha trovato se stesso […].
Qui non c’è nessun progetto. Non c’è nessun tempo in cui Yahweh possa fare irruzione. Yahweh viene incontrato nella sua eternità, là dove esso è prima che mi abbia incontrato nel mio tempo.
Henri Le Saux (Swami Abisiktānanda), Diario Spirituale, 3 febbraio 1960
“Dio è in me prima che io vi sia, prima che io sia. Dio chiama me a me stesso. Io sono soltanto quando ho raggiunto me stesso nel mio archetipo, il Risorto, l’Unto, il Cristo.”
H. Le Saux, Diario Spirituale, 8 Nov. 1959



