Lettura e brano musicale: settimana del 15 dicembre

15 dicembre 2025

Brano musicale: Olafur Arnald, Saudade (When we are born)

«I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo». Mt 11, 5

Il divino, se si manifesta, lo fa così: passando attraverso la vita che rifiorisce, attraverso corpi che si rialzano, attraverso dignità che tornano a respirare. Quando la vita può emergere, quando la dignità delle persone viene restituita, quando la creazione tutta intravvede la possibilità del suo compimento, allora qualcosa di Dio sta accadendo. Il segno non è il fuoco che distrugge, ma la vita che si riaccende.

Dio altro non è che vita emergente.

Per questo Gesù di Nazareth non appare tanto come un Dio che si fa carne, quanto come un uomo che incarna ciò che è la divinità: vita portata avanti, respiro che non si arrende, fecondità che genera, umanità che giunge alla sua pienezza. E ciò che egli vive diventa anche la nostra vocazione più profonda.

Il Natale, allora, non è prima di tutto la celebrazione di qualcosa che discende dall’alto, ma la memoria che anche noi possiamo vivere “da dio”, ogni volta che dilatiamo la vita, la nostra e quella degli altri. Ogni volta che facciamo spazio alla luce dentro le pieghe dell’umano.

Forse dovremmo imparare a non attendere più la vita dall’alto, ma a riconoscere che siamo chiamati a partorirla. E se di grazia vogliamo parlare, è una grazia che prende la forma della responsabilità. Come scrive Teresa Forcades, la grazia non è tanto «un fiore da cogliere, quanto un pane da impastare».

Dio è pane da impastare, carne da incarnare, amore da donare, vita da elargire. E così il Natale non lo celebriamo accogliendo semplicemente un bambino che ci viene consegnato dall’alto, ma scegliendo di incarnare il bene, diventando, giorno dopo giorno, più umani.

P. Scquizzato, Riflessioni su Mt 11, 2-11, III domenica di Avvento, 2025

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