Brano musicale: Levon Minassian, Tchinares
La teoria del vuoto (Śūnyatā) […] si riferisce proprio al vuoto mentale. È la mente che Va svuotata da tutti i propri oggetti mentali negando ogni teoria, credenza, certezza, attraverso una costante e continua lotta al luogo comune, al pensiero scontato, a ciò che sembra evidente e non lo è, a ciò che appare vero, reale, e non lo è.
L’oggettività delle cose, infatti, è un’idea, e negando questa idea tutte le certezze mentali crollano. […]
L’universo è vacuità, ma la vacuità non è il niente; le cose sono vuote, eppure esistono nella loro evanescenza, sono pura relazione, senza un’identità propria. Tutto esiste unicamente nella relazione con qualche altra cosa.
Questa relazione è il sacro, il sacrum facere, il darsi, l’offrirsi, l’amore. Ogni cosa, nella relazione, se dà incessantemente all’altra e per questo, se la vuoi afferrare, non puoi: essa si è data, è svanita.
Per dirla con Eraclito: “Non si può discender due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va” (frammento 22 B 91 Diels-Kranz).
Lo svanire, l’offrirsi, l’amore è, dunque, la reale sostanza di cui tutte le cose sono fatte, perciò tutte le cose sono vacuità, e formulare teorie, credenze, certezze su di esse significa non conoscerle mai per davvero. Ne consegue che la vera conoscenza è al di là della mente.
Selene Calloni Willim: Wabi Sabi



