Brano musicale: Libera, The Moon Represents My Heart
Mi si dice che in pali, la lingua originale di Budda, non esiste una sola parola corrispondente a «meditazione» anche se si può dire che la meditazione si è evoluta a livelli straordinari nell’antica cultura indiana. Un termine frequentemente usato è bhavana, ossia «sviluppo tramite l’esercizio mentale». Mi sembra particolarmente azzeccato, perché, in realtà, la meditazione riguarda lo sviluppo umano. È l’estensione naturale di funzioni quali la dentizione, sviluppare un corpo adulto, lavorare ed essere produttivi, formare una famiglia, essere debitore in un modo o nell’altro (anche verso se stessi in seguito di compromessi che imprigionano l’anima) e rendersi conto che tutti invecchiamo e moriamo. Prima o poi si è praticamente costretti a sedere e a contemplare la propria vita, mettere in discussione se stessi e chiedersi qual è il significato del percorso della vita… la nostra vita.
Le vecchie fiabe, ci dicono i loro interpreti moderni, sono antiche mappe che propongono una guida per lo sviluppo di esseri umani completi. La saggezza di questi racconti è stata tramandata fino a oggi, ancor prima che venissero scritti, essendo stati diffusi nelle sere trascorse attorno ai fuochi per migliaia di anni. Sono divertenti e interessanti di per sé, perché in gran parte emblematici delle contraddizioni che incontriamo ricercando realizzazione, felicità e pace. Re e regine, principi e principesse, nani e streghe non sono semplicemente personaggi di un mondo fiabesco. Li interpretiamo intuitivamente come aspetti della nostra psiche, frammenti della nostra stessa essenza, alla confusa ricerca di compimento. Noi ospitiamo l’orco e la strega, che devono essere affrontati e onorati o ci consumeranno (ci divoreranno). I racconti delle fate rappresentano un’antica guida, una saggezza distillata attraverso millenni di tradizione orale per la nostra sopravvivenza istintiva, crescita e integrazione di fronte a demoni e draghi interiori ed esterni, foreste e lande oscure. Queste fiabe ci ricordano che vale la pena di porsi alla ricerca dell’ara su cui le nostre fila esistenziali frammentate e isolate potranno ritrovarsi e intrecciarsi, portando nuovi livelli di armonia e comprensione nelle nostre vite, al punto da cui potremo vivere felicemente per sempre, ovvero nel qui e ora senza tempo. Questi racconti sono saggi, antichi, e valgono come indicazioni sorprendentemente sofisticate per il nostro completo sviluppo quali esseri umani.
Kabat-Zinn, Jon. Dovunque tu vada, ci sei già



