Brano musicale: Dustin O’Halloran, Opus 56
La paura è un’esperienza universale. […] Non è così terribile avere paura quando ci troviamo ad affrontare l’ignoto. Fa parte dell’essere vivi, è un qualcosa che condividiamo tutti. Reagiamo all’eventualità di ritrovarci di fronte alla solitudine, alla morte, a non avere nulla a cui poterci aggrappare. La paura è una reazione naturale quando ti avvicini alla verità.
Se ci impegniamo a restare esattamente dove siamo, ecco che la nostra esperienza diventa più intensa. Le cose diventano molto chiare quando non si può scappare da nessuna parte.
Non possiamo essere nel presente e nello stesso tempo scorrere la trama della nostra vita! L’impermanenza diventa qualcosa di vivido nel momento presente, e la stessa cosa succede con la compassione, la meraviglia, il coraggio. E la paura. Perché chiunque si trovi sul ciglio dell’ignoto, completamente nel presente senza un punto di riferimento, prova la sensazione che gli manchi la terra sotto i piedi. E’ allora che la nostra comprensione si fa più profonda, quando noi scopriamo che il momento presente è un luogo piuttosto vulnerabile e che ciò può essere contemporaneamente terribile e dolcissimo.
[…] Ricordo la prima volta in cui praticai la meditazione; la donna che mi spiegò la tecnica e mi diede le istruzioni mi disse: “Per favore, non uscire di qui pensando che meditare significhi allontanarsi dalle preoccupazioni”. In qualche modo, tutti gli avvertimenti del mondo non ci convincono. Eppure ci portano più vicino.
Quello di cui stiamo parlando è imparare a conoscere la paura, familiarizzare con la paura, guardarla diritto negli occhi – non per risolvere i problemi, ma per ribaltare completamente il vecchio modo di vedere, ascoltare, annusare, assaggiare e pensare. La verità è che dal momento in cui iniziamo a farlo davvero, continuiamo a sentirci umiliati. Non ci sarà più lo spazio per l’arroganza cui può portare il restare aggrappati ai propri ideali. L’arroganza che inevitabilmente si presenterà sarà continuamente frustrata dal nostro coraggio di fare un altro passettino in avanti. Le scoperte fatte attraverso l’esercizio non hanno nulla a che vedere con il credere in qualcosa, ma piuttosto con il coraggio di morire, il coraggio di morire in continuazione.
Pema Chodrin, Se il mondo ti crolla addosso, 1997



