Lettura e brano musicale: settimana del 23 febbraio

Brano musicale: Secret Garden, The Promise

Tutto è in continuo movimento. Niente è stabile, niente è durevole. Noi lo sappiamo, ma, ciò nonostante, corriamo per il maggior tempo attraverso la vita con dei paraocchi e crediamo che quello che conta debba ancora venire. Ma se intraprendiamo una via spirituale, possiamo riconoscere da un momento all’altro e immediatamente la nostra transitorietà e allo stesso tempo apprendiamo quanto siamo legati alle cose, come veniamo presi da passioni e voglie e come corriamo incessantemente dietro le nostre immagini e idee della felicità, senza riconoscere che il tutto è già presente, perché il compimento della nostra vita sta nel qui ed ora. La coscienza della nostra transitorietà ci riempie di paura. Noi percepiamo la nostra estraneità dalla vita e proviamo a mettere insieme i frantumi del nostro Io con l’aiuto di programmi psicologici. 

Sulla via degli esercizi spirituali non si sistema però niente. Essa ci guida piuttosto verso il fondo, lì dove non c’è nessuna separazione. Su questa via non si riesce a raggiungere niente, si tratta semplicemente di arrivare lì, dove già siamo e dove eravamo già da sempre. Noi ci apriamo a ciò che è. Perciò la via non è il fare ma l’essere. 

Noi dobbiamo irrompere verso la nostra vera essenza. La nostra vera essenza è vuota, onnipresente, silenziosa e pura. Non conquistiamo niente di più. Semplicemente ci svegliamo. 

Lo spazio che si apre è la nostra vera patria. La via passa attraverso una pratica spirituale che ci aiuta nell’abbandono, finché non siamo più attaccati a niente. La trasformazione si compie nel nostro interno e ci rende possibile vivere l’attimo in un modo del tutto nuovo. 

Non possiamo aspettare che il nostro Io ceda gioiosamente il suo dominio. Ma è proprio questo che richiede da noi ogni vera via spirituale. Muori sul tuo cuscino, diciamo quindi nello Zen. «Tu devi rinascere ancora una volta», dice Gesù. Muori e divieni! perché nella misura in cui muore il nostro piccolo Io – conglomerato pauroso, disperato, aggressivo, opportunistico e così raramente sereno di percorsi psichici – noi possiamo trovare accesso verso il nostro vero essere e trovare fiducia, gioia e confidenza negli alti e bassi della nostra vita così mutevole. Da questo processo deriva un Io nuovo, forte, che vive da questa origine.

Jager, Willigis. L’eterna Saggezza: Il segreto di tutte le vie spirituali 

Si narra che il fiume, correndo verso il mare, racconti a se stesso delle fiabe per farsi compagnia e per avere meno paura di quell’attimo in cui diventerà immenso.

Chandra Livia Candiani

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