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EPIFANIA

Mt 2, 1-12

[Ho scelto di commentare il vangelo dell’Epifania di sabato prossimo, piuttosto che quello del Battesimo di domenica]

«Una antica leggenda popolare racconta di un cervo muschiato che un giorno si lasciò sedurre dal desiderio di un misterioso profumo che lo attirava come fosse un richiamo nascosto, ora vicino e ora irraggiungibile. Da quel momento la vita del cervo muschiato si convertì in un ansioso andare e venire, senza mai poter scoprire da dove provenisse quello strano e allettante profumo. L’ultimo capitolo della vita del cervo muschiato è una tragedia… Sempre più affascinato e fuori di sé per quella segreta attrazione, trovò la morte cadendo dall’alto di un precipizio mentre cercava il suo tesoro. Solamente allora, dal suo ventre squarciato, apparve la vescichetta rotta del muschio che effondeva il suo aroma in quel luogo di morte».

È una nostalgia ad abitarci. E a muoverci. Non quella sterile del passato, ma la nostalgia del futuro. Non il dolore per qualcosa di perduto, ma piuttosto per ciò che manca e che sta davanti. Anzi dentro.

I Magi lasciano, arrischiano, domandano, si perdono. Un viaggio il loro all’insegna dell’incertezza, del distacco. Son coloro che ci ricordano che la vita è sempre un viaggio di ritorno. Verso casa, verso il sé.

Cercare il ‘profumo’ fuori di noi conduce alla follia, ed è solo perdita di tempo. Occorre intraprendere il viaggio più duro e impegnativo, quello verso la propria interiorità.

«In interiora homine habitat veritas» dice Agostino.

Scopriremo il tesoro nascosto quando rinunceremo a cercarlo.

Fermata la corsa affannosa alla ricerca di un dio, il fumo si dirada ed ecco la meta: è sempre stata lì. Dentro di noi.

Un giorno, il grande scrittore francese Léon Bloy, scrisse una lettera al filosofo Jacques Maritain prima della conversione: «Voi dite di stare cercando. O professore di filosofia, credete dunque che la verità si possa creare? Credete che la mente umana sia capace di qualche cosa? Ritenete dunque che compiendo un certo sforzo una persona dagli occhi neri possa cambiarli in occhi verdi screziai d’oro? Dovrete, infine, capire che si trova quello che si desidera solamente quando si abbia umilmente rinunciato a cercare ciò che a vostra insaputa ci sta sottomano. In quanto a me, dichiaro di non aver mai cercato né trovato niente, a meno che si voglia denominare scoperta il fatto d’aver inciampato in una soglia e d’essere perciò caduto bocconi nella Casa della Luce».