Lettura e brano musicale: settimana del 18 maggio

Brano musicale: Ludovico Einaudi, Adieux

“Un amante”, disse l’upupa, ora loro guida, “è uno in cui tutti i pensieri di sé sono morti;

Coloro che rinunciano al Sé meritano questo nome; 

Giusti o peccatori, sono tutti uguali! 

Il tuo cuore è ostacolato dal controllo del Sé; 

Distruggi la sua presa su di te e raggiungi il tuo obiettivo. 

Abbandona questo ostacolo, abbandona la vista mortale, 

Perché solo allora potrai avvicinarti alla luce. 

Se ti viene detto: ‘rinuncia alla nostra fede’, obbedisci! 

Il Sé e la Fede devono essere entrambi gettati via; 

I blasfemi chiamano tale azione blasfemia. 

Di’ loro che l’amore supera la semplice pietà. 

L’amore non ha tempo per la bestemmia o la fede, 

Né gli amanti per il Sé, quel debole fantasma”.

Farid al-Din ‘Attar, Il verbo degli uccelli

In una notte oscura. 

Possiamo dire che questo passaggio, attraverso cui l’anima ha accesso all’unione con Dio, si chiama notte per tre motivi.  

Il primo, in riferimento al punto di partenza, da dove cioè l’anima esce. Per arrivare infatti all’unione deve muoversi privando gradatamente l’appetito del gusto di tutte le cose del mondo che prima possedeva, rinunciandole.  Per i sensi dell’uomo questa rinuncia o privazione, è come notte.  

Il secondo, in riferimento al mezzo o alla via che l’anima deve percorrere per arrivare a detta unione, cioè la fede che per la ragione dell’uomo è pure oscura come notte.  

Il terzo, in riferimento al punto d’arrivo cui l’anima si dirige: Dio, che per l’anima in questa vita terrena non è altro che notte oscura.  

Queste tre notti devono passare per l’anima, o per meglio dire, l’anima deve passare attraverso di esse, per arrivare alla divina unione con Dio. 

Giovanni Della Croce, Salita del monte Carmelo

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