Lettura e brano musicale: settimana del 30 giugno

Brano musicale: Torsdag, Søndag Søndag

La compassione va oltre le regole. Se non abbiamo la fortuna di esserlo già da sempre, come si diventa compassionevoli? Stando con la propria crudeltà, con l’indifferenza, sentendola, contemplandola e rinunciando ad agirla. Non negare i cosiddetti sentimenti negativi, ma anzi percepire il peso, il sapore, il restringimento dello spazio della coscienza che portano con sé è il primo passo verso la compassione; farsi spazzini del cuore, anziché arredatori di luoghi non visitati, non puliti a fondo, con lo sporco nascosto sotto un impeccabile tappeto.

    Chi crede di essere buono è pericoloso. Solo conoscere la propria capacità di nuocere e addestrarsi a non esercitarla può far accedere alla bontà fondamentale, o intelligenza del cuore.

    Karuṇā, la compassione, significa letteralmente il trasalimento del cuore alla vista della sofferenza. La sofferenza degli altri, ma anche la propria. Quando soffriamo, pensiamo di aver fallito o di aver sbagliato qualcosa, ci accaniamo a cercare le ragioni, ci sgridiamo, ci stanchiamo di noi stessi, ci lasciamo soli. Non è possibile, trattandoci cosí, pensare di poter avere compassione per gli altri, perché prima o poi spunterà la stessa severità che abbiamo nei nostri confronti. Non c’è misurabilità della sofferenza, non c’è gerarchia, ma se non ci apriamo alla nostra, andremo costantemente in cerca di enormi sofferenze e scarteremo tutte quelle che ci sembrano piccole o ingrate o inconsistenti. Come la nostra. O al contrario, se abbiamo avuto una vita dura, ci sarà sempre e solo la nostra sofferenza, e quella degli altri apparirà astratta o risolvibile, la vivremo come una perdita di tempo e cercheremo sempre lo spiraglio per poter ricominciare a parlare della nostra, che ovviamente non ha mai una soluzione, perché ogni soluzione, anche solo ipotizzata, ci offende.

Questo immenso non sapere, Chandra Candiani

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