Brano musicale: Mario Solazo; Chants from a Holy Book di Gurdjieff, De Hartman
L’uomo deve essere a contatto con il suo archetipo di pellegrino e di quando in quando mettersi in cammino per lasciare alle sue spalle ciò che è familiare e già raggiunto. Altrimenti diventa interiormente rigido. Altrimenti sciupa le sue energie per rimaner fermo allo status quo e vigilare ansiosamente affinché tutto rimanga così com’era. Per essere vivo l’uomo ha bisogno del pellegrino dentro di sé. Solo così egli rimane in cammino, interiormente come esteriormente. Non a caso molti autori spirituali hanno descritto il cammino spirituale come un pellegrinaggio. Chi vuole rimanere spiritualmente vivo deve mettersi in cammino nel pellegrinaggio verso Dio. Egli non ha in mano Dio come un suo possesso. Egli va incontro a Dio. Nel viaggio egli sperimenterà e imparerà, nel camminare diventerà navigato. E camminando egli cambia se stesso, affinché Dio prenda vieppiù possesso di lui.
Il camminare o anche il correre può essere per gli uomini una buona strada per liberarsi interiormente dalle preoccupazioni e dai problemi che li opprimono durante il lavoro. Essi possono correr via liberi da costrizioni, da emozioni che si agitano dentro di loro. Soren Kierkegaard riteneva di non conoscere nessuna preoccupazione da cui egli non potesse liberarsi. Alcuni uomini si mettono sulla via della libertà meditando, e standosene seduti si staccano da tutto ciò a cui stavano aggrappati. Altri preferiscono camminare. Essi cercano il movimento corporale, per rimanere interiormente sulla strada. È indifferente quale strada uno percorre, decisivo è che egli sempre di nuovo si metta in cammino, parta e, cammin facendo, si renda conto di dove propriamente va: «Dove mai andiamo? Sempre verso casa».
Anselm Grün, Lottare e amare: come gli uomini possano ritrovare se stessi, 2007



