Brano musicale: Secret Garden, Silent wings
Un mio discepolo in Vietnam vuole costruire uno stupa per le mie ceneri, quando morirò. Lui e altri vogliono includervi una targa con la scritta: «Qui giace il mio amato maestro». Ho detto loro di non sprecare il terreno del tempio. «Non mettetemi in un vasetto per poi collocarmi là!» ho chiesto. «Non voglio continuare in quel modo. Sarebbe meglio spargere le ceneri all’esterno, per aiutare gli alberi a crescere.» Ho suggerito che, se proprio vogliono realizzare uno stupa, sulla targa deve esserci scritto: «Io non sono qui». Ma nel caso in cui le persone non capiscano dovrebbero aggiungere una seconda targa che dice: «Io non sono nemmeno là fuori». Se ancora le perso- ne non capissero, allora sulla terza e ultima targa si può scrivere: «Mi si può trovare nel vostro modo di respirare e camminare».
Questo mio corpo si disintegrerà ma le mie azioni mi perpetueranno. Nella vita quotidiana pratico sempre il vedere la mia continuazione tutt’intorno a me. Non abbiamo bisogno di aspettare la completa dissoluzione di questo corpo per continuare: continuiamo in ogni momento. Se pensi che io sia solo questo corpo, allora non mi hai visto veramente. Quando guardi i miei amici vedi la mia continuazione. Quando vedi qualcuno che cammina con consapevolezza e compassione sai che è la mia continuazione. Non capisco perché dobbiamo dire: «Morirò», dal momento che vedo già me stesso in te, in altre persone e nelle generazioni future.
Persino quando una nuvola non c’è più continua sotto forma di neve o pioggia. Per una nuvola è impossibile morire. Può diventare pioggia o ghiaccio, ma non può diventare niente. Non ha bisogno di avere un’anima per continuare. Non esiste inizio e non esiste fine. Io non morirò mai. Ci sarà una dissoluzione di questo corpo, ma ciò non significa la mia morte.
Io continuerò, per sempre.
Thich Nhat Hanh
Conclusione:
Io riposo in me stessa. E questo ‘me stessa’, la parte più profonda e ricca di me in cui riposo, io la chiamo ‘Dio’ […] quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che ascolta la parte più essenziale e profonda dell’altro. Dio a Dio.
Etty Hillesum, Diario, 17 settembre 1942



