Brano musicale: Lavinia Meijer, Due Tramonti
Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo. M’immagino che certe persone preghino con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo che cerchino Dio dentro di sé.
Etty Hillesum, dal Diario
Se si entra in contatto con la parte più intima di noi stessi, si vivrà di quella pace profonda, quella felicità assoluta per cui nessun avvenimento esterno – neanche il più tragico – potrà togliere la serenità. «Credo di poter sopportare e accettare ogni cosa di questa vita e di questo tempo», continua Etty. «E quando la burrasca sarà troppo forte e non saprò più come uscirne, mi rimarranno sempre due mani giunte e un ginocchio piegato». Se accettiamo questa lezione della mistica, dovremmo avere il coraggio di percorrerne anche le conseguenze più estreme. Se si giunge a vivere il vuoto, il nulla come totale capacità alla Presenza, per coerenza si dovrebbe giungere a poter fare a meno anche di Dio, e a imparare a vivere nel mondo come auspicato da Dietrich Bonhoeffer: Etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse.
Paolo Scquizzato, Dalla cenere la vita



