Brano musicale: Maok, Remember Oneiro
La scoperta di Dio presente nelle profondità più recondite del nostro essere, è in realtà il passaggio da una vita esteriore a una vita interiore nel senso stretto del termine. […] la vita interiore è una vita in cui questa coscienza interiore e spirituale si è risvegliata, e finché questo risveglio non avviene, l'”uomo interiore” rimane morto o quantomeno dormiente.
La vita dell’uomo esteriore è una vita di automatismo, di pensieri e azioni dettati inconsciamente, di conformismo meccanico agli standard e ai pregiudizi di chi ci circonda – o, per meglio dire, di rivolta meccanica e compulsiva contro di essi. Perché la ribellione contro il conformismo esteriore non è ciò che costituisce una vita interiore. Al contrario, di solito è solo un’altra forma di compulsione, e in effetti solo un altro aspetto della stessa compulsione. Si tratta di una sorta di conformismo negativo.
Ora, le persone che vivono a questo livello “automatico” non si rendono minimamente conto di quanto le loro vite siano alienate e private di spontaneità. Le loro abitudini, le loro routine meccaniche, hanno acquisito il potere di soddisfarle con una sorta di pseudo-spontaneità, una sorta di falsa naturalezza. Ciò che è falso e non spontaneo è diventato, per loro, una seconda natura. Perciò ciò che a loro sembra pensiero chiaro è in realtà pensiero confuso. Ciò che a loro sembra retta volontà è in realtà vile evasione. Ciò che a loro sembra libertà è mera coercizione. […] E questo vale per tutti noi: perché anche gli spirituali non sono sempre spirituali. Forse hanno solo rari momenti di “risveglio” in cui vedono la loro vita ordinaria per come è realmente, per poi ricadere nella prigionia.
Il paradosso della via illuminante sta, dunque, nel fatto che il risveglio e l’illuminazione dell’uomo interiore vanno di pari passo con l’oscuramento e l’accecamento dell’uomo esteriore. Man mano che la nostra coscienza spirituale interiore si risveglia, la nostra coscienza esteriore e mondana viene confusa e ostacolata nella sua azione. Questa è una fase preliminare, di transizione, perché quando le nostre menti saranno perfettamente spiritualizzate, non ci sarà più alcun fallimento da parte della coscienza esteriore, che sarà ormai subordinata e, di fatto, un aspetto della consapevolezza interiore e contemplativa.
Thomas Merton, L’esperienza interiore: note sulla contemplazione



