Lettura meditativa: settimana del 1 giugno

Silenzio non significa semplicemente non parlare. La maggior parte del rumore che sperimentiamo è l’indaffarato chiacchiericcio all’interno della nostra testa. Pensiamo e ripensiamo, in tondo. Ecco perché all’inizio di ogni pasto dovremmo rammentare a noi stessi di mangiare solo il nostro cibo e non i nostri pensieri. Pratichiamo il riservare tutta la nostra attenzione al mangiare. Non c’è nessun pensare, ci limitiamo a trasferire la nostra consapevolezza sul cibo e sulle persone intorno a noi. 

non significa che dovremmo non pensare mai o reprimere i nostri pensieri. Significa semplicemente che quando stiamo camminando ci facciamo il dono di prenderci una pausa dal pensare mantenendo fissa l’attenzione sul nostro respiro e sui nostri passi. Se abbiamo davvero bisogno di pensare a qualcosa possiamo smettere di camminare e riflettere a fondo sulla questione con tutta la nostra attenzione. 

Respirare e camminare in consapevolezza ci mette in contatto con i miracoli della vita tutt’intorno a noi, e il nostro pensare compulsivo si dissolverà con estrema naturalezza. Nasce la felicità mentre diventiamo maggiormente consapevoli delle tante meraviglie a nostra disposizione. Se c’è una luna piena alta nel cielo e siamo impegnati a pensare a qualcos’altro, la luna scompare. Ma se prestiamo attenzione alla luna il nostro pensare si interrompe naturalmente; non c’è alcun bisogno di costringere o rimproverare noi stessi o di impedirci di pensare. 

Il non parlare, di per sé,

riesce già a generare un livello significativo di pace.

Se riusciamo anche a offrire a noi stessi

il più profondo silenzio del non pensare

possiamo trovare, in quella quiete,

una magnifica leggerezza e libertà.

Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

E. Montale, Ossi di seppia

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