Brano musicale: Dustin O’Halloran, Opus 56
La mia opinione è che non si potrà mai trovare la felicità finché non si smetterà di cercarla. La mia massima felicità consiste appunto nel non fare nulla che miri a conquistarla, e questo, per la maggior parte delle persone, è il comportamento peggiore.
Sono d’accordo con il detto: «Gioia perfetta è essere senza gioia. Perfetta lode è essere senza lode». Se mi chiedono «che cosa si deve fare» e «che cosa non si deve fare» sulla terra per essere felici, rispondo che queste domande non hanno risposta. È qualche cosa che non si può assolutamente determinare. Nello stesso tempo, se smetto di darmi da fare per ottenere la felicità, immediatamente appare chiaro che cosa è «giusto» e «ingiusto».
La serenità e il benessere diventano possibili nel momento stesso in cui smettiamo di porceli come obiettivo e, se praticheremo il non-fare (wu wei), avremo benessere e serenità.
Ecco come si può riassumere tutto questo:
Il cielo non fa nulla:
in questo non-fare consiste la sua serenità.
La terra non fa nulla:
nel suo non-fare sta la sua quiete.
Dall’unione di queste due non-azioni
derivano tutte le azioni,
nascono tutte le cose.
Com’è vasto, com’è invisibile
questo venire-alla-luce!
Tutte le cose vengono dal nulla!
Così grande, così invisibile,
non c’è modo di spiegarlo!
Tutte le cose nella loro perfezione
nascono dal non-fare.
Perciò si dice:
«Il cielo e la terra non fanno nulla,
eppure non c’è nulla che non facciano».
Dov’è l’uomo in grado di raggiungere
questo non-fare?
Thomas Merton, La via semplice di Chuang Tzu, 1965



