Lettura e brano musicale: settimana del 16 marzo

Brano musicale: Philip Wesley, Dreaming in Color

Ho l’impressione che molti di noi temano il silenzio. Stiamo sempre afferrando qualcosa – testo, musica, radio, televisione o pensieri – per riempire lo spazio. Se silenzio e spazio sono così importanti per la nostra felicità, perché non facciamo maggiormente posto per essi nella nostra vita? […]

Possiamo sentirci soli persino quando siamo circondati da molte persone. Siamo soli insieme. C’è un vuoto dentro di noi. Non ci sentiamo a nostro agio con quel vuoto, quindi tentiamo di riempirlo o scacciarlo. La tecnologia ci fornisce numerosi congegni che ci permettono di «rimanere connessi». Oggigiorno siamo sempre «connessi» ma continuiamo a sentirci soli. Controlliamo le email in entrata e i siti dei social media più volte al giorno. Spediamo per email o postiamo un messaggio dopo l’altro. Vogliamo condividere, vogliamo ricevere. Ci affaccendiamo tutto il giorno nel tentativo di connetterci. 

Di cosa abbiamo così paura? Possiamo provare un senso di vuoto interiore, un senso di isolamento, di infelicità, di irrequietezza. Possiamo sentirci tristi e non amati. Possiamo avere l’impressione che ci manchi qualcosa di importante. Alcune di queste sensazioni sono molto antiche e sono sempre state con noi, sotto tutto il nostro fare e pensare. Avere una miriade di stimoli ci rende facile distrarci da ciò che stiamo provando, ma quando c’è silenzio tutte queste cose si manifestano chiaramente.

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Quando ascoltiamo musica, leggiamo un libro o prendiamo un giornale, di solito non è perché abbiamo davvero bisogno di quell’attività o di quelle informazioni. Spesso lo facciamo automaticamente, forse perché siamo abituati a farlo, oppure vogliamo «ammazzare il tempo» e riempire il disagevole senso di vuoto. Possiamo farlo per evitare di incontrare noi stessi. Molti di noi temono di tornare a sé stessi perché non sanno come gestire la sofferenza dentro di loro. Ecco perché cerchiamo perennemente di procurarci sempre più impressioni sensoriali da consumare. Siamo quello che sentiamo e percepiamo. Se siamo arrabbiati siamo la rabbia. Se siamo innamorati siamo l’amore. Se guardiamo un innevato picco di montagna siamo la montagna. Mentre sogniamo siamo il sogno.

Hanh Thich Nhat, Il dono del silenzio (pp. 19-24)

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