Brano musicale: Anouar Brahem, After the Last Sky
Gli eventi del mondo esterno agiscono di riflesso sul nostro mondo interiore. Perciò il nostro agire all’esterno dovrebbe sempre essere collegato col nostro interno. In un convento Zen si f a u n inchino prima d i prendere in mano l a scopa per pulire. Con questo si vuol esprimere: non sono io che scopo, ma è il mio vero essere che scopa nella forma di quest’uomo che io sono. In un convento benedettino, ad ogni rintocco dell’ora, si lasciano gli attrezzi dalla mano o si staccano le mani dal computer per un minuto di riflessione. «Cammina alla presenza d i Dio» si dice nella tradizione cristiana. Con ciò si vuol intendere: non sono i o che lavoro, m a questo fondo originario divino lavora sotto forma di quest’uomo, che io sono, e si esprime in me. Nei nostri Sessin Zen [ritiri di meditazione] e nei corsi di contemplazione hanno la stessa importanza il camminare, i l lavorare e il mangiare quanto la presenza che noi pratichiamo nello stare seduti calmi in silenzio.
Nella nostra attività quotidiana abbiamo bisogno di segni che ce lo ricordino. Perché spesso siamo distratti e con i pensieri occupati con il passato o con il futuro. Il respiro ci può aiutare ad essere presenti. Ci sono tante occasioni per arrivare completamente a noi stessi attraverso il respiro cosciente. Quando aspettiamo l’autobus, nella fila delle spese, nella sala d’attesa del medico. Anche la più piccola azione che noi compiamo – per esempio, quando saliamo le scale, apriamo la porta, ci laviamo le mani, aspettando al semaforo rosso – quando è accompagnata da uno stato di grande vigilanza interiore, può divenire un esercizio spirituale. Ci sono tante occasioni per esercitarsi in una vera vita cosciente, il che vuol dire essere del tutto con noi, con ciò che stiamo facendo. Forse, d’ora in avanti, ci sarà difficile svolgere più cose contemporaneamente, per esempio mangiare e leggere i l giornale. Dobbiamo re-imparare ad agire coscientemente: cucinare coscientemente, mangiare coscientemente, coscientemente decidere il riposo serale dopo il lavoro. Quello che in un primo momento sembra una limitazione è in realtà l’entrata nella vera vita.
Willigis Jäger, L’Eterna Saggezza, 2012



