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XIV Domenica del Tempo Ordinario. Anno B

Mc 6, 1-6

Gesù fa ritorno tra ‘i suoi’ a Nazareth, tra quelli che presumono di saper tutto su di lui, di conoscerlo molto bene. Di possederlo. Ma proprio qui, ‘egli non poté operare alcun prodigio’ (v. 5).

Interessante. La conoscenza del Mistero impedisce di fatto al Mistero di manifestarsi.

Com’è vero che solo quando questo ‘io’ morirà saprò chi sono, allo stesso modo quando morirà la mia conoscenza di Dio, egli si farà conoscere, operando prodigi.

In fondo la grande Tradizione mistica questo l’ha sempre saputo: «L’uomo non deve accontentarsi di un Dio pensato. Perché non appena svanisce il pensiero, svanisce anche quel Dio» (Meister Eckhart).

«Si conosce meglio Dio non conoscendolo» (Agostino).

«La suprema conoscenza di Dio è conoscere Dio come sconosciuto» (Tommaso d’Aquino).

Ma noi esseri umani, artefici indomiti di religioni, abbiamo inventato ‘verità eterne’ rivelate da dio e garantite dalla Chiesa, catechismi, definizioni, dottrine… Abbiamo intentato la grande scalata al cielo, per poi scoprirlo drammaticamente vuoto.

Credo sia questo il tempo di tornare alla fede autentica, lasciando cadere tutte le credenze.

Se ‘credenza’ è convinzione solida senza fondamento verificabile, la fede è libertà da tutte le credenze. “Dio è libero da ogni dio” (Arregi). Da tutte le verità che professiamo come rivelate, da tutte le immagini che ci fabbrichiamo, da culti e riti con cui lo onoriamo.

Le credenze in un dio sono e saranno sempre passibili della cultura in cui si sono affermate, da una costruzione umana collettiva. La fede di contro è fiducia profonda in Ciò che non muta: in Sé, nel prossimo, nel Tutto o nella Fonte autentica della realtà. E questa fiducia fa sì che emerga e fiorisca ciò che vi è di più profondo e autentico, il meglio di sé, la possibilità che ci abita: gratuità, tenerezza, spirito vitale. Fiducia che ci rende liberi, audaci, buoni.

Ed è proprio laddove si coltiva questa fiducia che ci sostiene e ci anima, che Dio si darà, si manifesterà. E opererà prodigi. Perché Dio altro non è che questo. Con questo nome, con un altro nome o senza alcun nome.