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SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO. ANNO B

Mc 14, 12-16.22-26

«Prendete, questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue».

L’amore si spezza e si versa. Vuoto a perdere.

Si fa dono senza ‘se’ e senza ‘ma’. Non domanda ‘carta d’identità’, e ‘fedina penale’ a chi si dà.

In Giovanni, l’unico discepolo che si ‘comunica’ al pane spezzato è Giuda, il traditore. (cfr. Gv 13, 26).

La comunione eucaristica non è il premio dei buoni, la ricompensa dei puri, la palma per i vincitori. È il farmaco per i malati, il balsamo dei feriti.

“Signore non son degno di partecipare alla tua mensa….” si recita prima di ricevere il pane: appunto perché non degni possiamo accostarci a quel dono. Ci reputassimo tali non dovremmo neanche alzarci in piedi e incamminarci verso il ‘medico’, dato che lui è venuto solo per malati e non per i sani (cfr. Mt 9, 12).

Gesù dice che il pane e vino sono ‘segno’ dell’Alleanza, ossia di un’unione speciale tra lui e i suoi. Nutrirsi del pane eucaristico significa impegnarci a vivere con uno stile di vita ‘altro’, improntato a quello di Gesù di Nazareth. È in fondo un atto di responsabilità. ‘Fare eucaristia’ significa ‘spezzarsi’ e ‘versarsi’ ogni giorno, nelle comuni circostanze della vita.

«La celebrazione eucaristica realizza sé stessa quando fa in modo che i credenti donino “corpo e sangue” come Cristo per i fratelli» (Carlo Maria Martini).

«L’eucaristia sancisce questo vincolo di sangue: tu non disprezzerei nessuno. Tu non farai del male a nessuno. Tu non ti arricchirai calpestando i diritti dei tuoi fratelli. Tu non usurperai la terra che non è tua. Tutto questo è contro la fraternità, è contro l’Alleanza. Se una persona non ha questa disposizione è meglio che non venga ad alimentarsi del corpo e sangue di Cristo, perché mangia la sua morte» (Arturo Paoli).