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II domenica di Quaresima. Anno B

Mc 9, 2-10

«La nascita non è la vita; è solo un’opportunità che ti viene data per creare la tua vita» (Osho).

La vita è cammino di trasfigurazione, lento processo di metamorfosi verso il compimento.

«Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto» (Rm 8, 22). E noi nella creazione. E questo è bello, come dice Pietro: è bello partecipare a questo difficile e faticosissimo parto, sapere che portando alla luce la nostra umanità Dio si rivelerà, la Vita prenderà carne, la Bellezza assumerà volto, l’Amore si manifesterà in una forma.

Il ‘Senza nome’ è sempre in procinto di venire al mondo, ha solo bisogno che glielo si permetta.

La Fonte della vita non sta fuori di noi, ma risiede nella parte più intima di noi stessi. Quando impareremo a riposare silenziosamente in essa, udremo anche noi una voce che ci sussurrerà: “Tu sei la mia manifestazione prediletta”.

La creazione intera, ciascuno di noi è manifestazione, rivelazione della divinità, così come la materia è manifestazione dell’energia.

Gesù ne prese coscienza esclamando: ‘Io e il Padre siamo una cosa sola’.

Quando ne prenderemo consapevolezza anche noi, comincerà per ciascuno una vera e propria trasfigurazione che non avrà fine.

«Dio è quell’infinito Tutto, di cui l’uomo diviene consapevole d’essere una parte finita. Esiste veramente soltanto Dio. L’uomo è una Sua manifestazione nella materia, nel tempo e nello spazio. Quanto più il manifestarsi di Dio nell’uomo (la vita) si unisce alle manifestazioni (alle vite) di altri esseri, tanto più egli esiste. L’unione di questa sua vita con le vite di altri esseri si attua mediante l’amore. Dio non è amore, ma quanto più grande è l’amore, tanto più l’uomo manifesta Dio, e tanto più esiste veramente» (Lev Tolstoj, Parole dettate alla figlia. Diari)