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II domenica di Pasqua. Anno B

Gv 20, 19-31

Alla Maddalena Gesù dice, nel giardino della rinascita: ‘Noli me tangere’, non mi toccare, non mi trattenere, non ricondurmi alle categorie solite del conosciuto, del sensibile, del concettuale attraverso cui da sempre sei stata con me. È finalmente giunta l’ora d’apriti ad un’altra modalità e possibilità di conoscenza.

A Tommaso, l’incredulo Gesù invita a mettere la mano nella ferita del costato.

A ciascuno il suo.

La vita spirituale è un cammino, ‘Di cominciamento in cominciamento, di ripresa in ripresa, di cominciamenti e riprese senza fine’.

La Maddalena è la donna oltre, la donna matura che giunge a fare esperienza del suo Signore senza il bisogno di ‘toccare per credere’.

La via della mistica: esperire per via d’assenza.

Nell’assenza la presenza. L’abbandono come condizione per fare esperienza dello Spirito vivificante (cfr. Gv 16, 7).

È non toccando che fa esperienza dell’amato, è non vedendo che lo conosce. Solo ora che le sue idee, le sue immagini, i suoi concetti, l’assodato, l’acquisito l’hanno finalmente abbandonata può esperire il Vivente, l’Oltre, il Presente.

E Maddalena probabilmente avrebbe voluto dire a Tommaso, e quindi a me: ‘caro fratello, è quando diverremo ciechi alle cose di Dio che il Mistero si manifesterà e noi lo conosceremo per ciò che veramente è, cessando d’essere la proiezione delle nostre limitate attese’.

Da lì a poco avverrà che Paolo cadrà a terra dopo che il Mistero gli si rivelerà. Si dice che aprì gli occhi e non vide nulla. Solo così potè conoscere l’Amato.

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” sono le parole di Gesù ai suoi.

E a me. Ancora cieco perché convinto di vedere.