Brano musicale: Secret Garden, Song from a Secret Garden
Spesso chi pratica la meditazione, che sia zen, buddhista o cristiana, rischia di fermarsi nella mente. Di trasformare la pratica in un esercizio intellettuale, più che in un modo di vivere. Ma nella tradizione cristiana, questo è un passaggio fondamentale: Dio non è nella nostra testa, ma nel nostro cuore.
Lo affermano i Padri del deserto e i mistici di ogni tempo: il regno di Dio è dentro di noi, nel cuore. È lì che si fa esperienza della Presenza, non attraverso lo sforzo mentale, ma attraverso l’Amore.
Molti grandi santi e mistici erano persone semplici, analfabete, eppure capaci di vivere un’intimità profonda con Dio.
Non avevano studiato tecniche o metodi, ma si erano lasciati abitare dall’amore.
Avevano imparato a discendere dalla testa al cuore.
È un gesto di unione: unire il pensare al sentire, la conoscenza all’amore, la riflessione alla Presenza viva.
Portare la mente nel cuore significa lasciar cadere il bisogno egoico di voler conoscere e capire tutto e imparare invece ad amare. Significa ritrovare il centro, quel luogo in cui Dio non si pensa, ma si incontra e si ama.
Lì non servono parole, tecniche o concetti: basta un respiro, una fiducia di bambino, un “sì” semplice che nasce da un abbandono profondo.
È in quel punto che la meditazione diventa vita e la vita diventa meditazione.
Carla Greco da “Rete sulla via del silenzio” 9 novembre 2025 (post su facebook)



