Lettura e brano musicale: settimana del 01 settembre

Brano musicale: Secret Garden, Song from a Secret Garden

La fides qua (l’atto di fede) senza la fides quae (il contenuto della fede) è forse ‘nuda’, ma questa ‘nudità’ non deve per forza essere vacuità, bensì un rimanere in silenzio stupito e umile di fronte al mistero. I mistici hanno sempre saputo che il vuoto puro è solamente l’altra faccia della pienezza, se non addirittura il suo volto più autentico. 

Come scrive Søren Kierkegaard, l’atto di fede può avere l’aspetto di un salto nel paradosso. Può avere l’aspetto di un ingresso mistico nella “nube della non conoscenza” o della partenza di Abramo verso una meta ignota.

[…]

Dio in se stesso rimane un mistero impenetrabile, e segreta è anche la sua azione nelle profondità del cuore umano (nell’inconscio). La vita interiore di Dio è un mistero, incomprensibile e inafferrabile con i nostri sensi, la nostra ragione e la nostra fantasia, indescrivibile attraverso le nostre categorie. E questo avviene forse non perché Dio ci è estraneo e distante, ma proprio perché ci è incredibilmente vicino: Dio ci è più vicino del nostro stesso cuore, afferma sant’Agostino. Proprio per questa sua vicinanza, per il fatto di non avere da lui alcuna distanza, non possiamo farne un oggetto posto di fronte (Gegen-stand) e ogni tentativo di reificarlo rende Dio un idolo. Non vediamo Dio come non vediamo il nostro volto, di cui possiamo solo scorgere il riflesso rovesciato nello specchio. In modo simile – come insegna anche l’apostolo Paolo – vediamo Dio in uno specchio, in indizi o enigmi. Dio è non-aliud (‘non-altro’), come afferma Niccolò Cusano. 

La domanda ‘dove è Dio in se stesso’ non ha risposta, così come non ce l’ha quella su ‘dove risiede il nostro io’: né Dio né l’io umano possono essere fissati e localizzati, reificati. Per questo anche l’incontro con Dio e il cambiamento esistenziale del nostro io – la scoperta di Dio come Io del nostro io – sono due realtà essenzialmente connesse.

Halík, Tomáš. Pomeriggio del cristianesimo: Il coraggio di cambiare (Sestante) 

Alla fine della meditazione:

Non so come tenere

questo mondo in fiamme

non so come lasciarlo andare

il pensiero ustiona ma cuce

alla terra sfigurata,

a chi combatte a chi spegne

a chi perde il sonno, la qualità

di abbandono che chiamiamo sogni.

Che siate visitati dagli animali custodi

che i fiumi siano in piena confidenza

con le lacrime, ci sia un pensiero

che ci pensa e rammenta

come tener salda la terra

nel mondo che si abbuia.

Chandra Candiani da ‘Pane del bosco.’ Einaudi

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