Lettura e brano musicale: settimana del 13 ottobre

Brano musicale: Secret Garden, Atlantia

Si può cominciare con una distinzione ben nota che è ormai condivisa da molti o da tutti: i tre aspetti e le tre fasi di un’esperienza religiosa: il momento della fede, della riflessione teologica, della celebrazione rituale. 

  1. La fede. È un tentativo di comunicare con la realtà ultima, la Perfezione, il Bene, in una parola il Mistero; più a livello inconscio che razionale, un salto nel buio più che un volo verso il cielo. La fede è lo sforzo per uscire dal proprio isolamento fino ad aggrapparsi a Qualcuno o a Qualcosa, in cui la propria esistenza trovi, se non la piena comprensione, una plausibile giustificazione. Se si vuole è un «sogno»; si può aggiungere un «bel sogno», in cui l’emozione, l’estasi di aver toccato, almeno avvertito un punto fermo nell’instabilità del tutto, rasserena lo spirito. La comunicazione con l’Assoluto, come l’anelito verso l’immortalità, è la costante aspirazione dell’essere ragionevole, ma è sempre una finestra sul vuoto, una risposta senza possibilità di confronti, di verifiche, di dimostrazioni. […]

La fede si può accettare o respingere, non spiegare. […] La fede in ultima analisi è la capacità di aprirsi a una realtà più grande di quanto sia dato sperimentare o dimostrare. Rifiutare questa apertura è ateismo.

  • La teologia (in altro contesto la filosofia, la teodicea). Una cosa è la fede, un’altra è la sua interpretazione. La prima è un riferimento al di là e al di sopra del visibile e del tangibile. La teologia al contrario è lo sforzo di dare una spiegazione razionale, logica al rapporto di fede. Inizia così il «discorso scientifico», cioè con «cognizioni di causa», sull’Essere, sulle sue modalità esistenziali, sui suoi scambi con l’uomo. Il rapporto di fede non è definitivo, né definibile; la teologia invece si propone di comprenderne la natura, di dare una identità all’essere divino che ne è al termine. Le sue risposte sono sempre chiare, sicure, inappellabili. Il «mistero» viene dipanato fino quasi a scomparire. Si parla di «scienza» ma sarebbe più giusto dire «fantascienza». 
  • La religione. Il credente, anche se non è un teologo, sente normalmente il bisogno di esternare, di esprimere in riti, formule celebrative, feste, le proprie esperienze di fede. L’uomo è portato a dare ridondanza verbale e gestuale al proprio credo. Quando egli dà un nome all’Essere con il quale crede di comunicare fa della teologia; ma quando tenta di rivolgergli la parola oppure lo esalta, gli esprime la sua ammirazione, la sua gratitudine, si raccomanda, gli chiede aiuto, esprime la sua religiosità. La religione, come la teologia, è una costruzione fatta a misura d’uomo. Anch’essa si affida ai moduli culturali correnti: rapporto padrone-servo, monarca-suddito. Dio come ogni sovrano è avido di lodi, di omaggi, di tributi, di vittime, di attestati che assicurino il suo prestigio e il suo dominio. La religione, a differenza della teologia, ha bisogno di strutture, di edifici, di ranghi, di istituzioni, di norme, di apparati opportuni a tutelare convenientemente il buon nome, i diritti della divinità e a tenere a debita distanza e nella dovuta sottomissione i «fedeli». 

Da Spinetoli, Ortensio. La prepotenza delle religioni (pp. 17-18). (Function). Kindle Edition.

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